Skip to main content

Full text of "La Locanda.Dramma giocoso per musica"

See other formats






CL dd 
LOCANDA 


Dramma giocofa 
«Per Mufica — 
DA RAPPRESENTARSI 
Nel Carnevale dell’ Anno 1776. 
NEL NUOVO TEATRO 


| MACERATA 


DEDICATO 
AI Merito fingolare dell’ Ilio Sig. 


ANTONIO 
GNUDL 


Nobile Patrizio Maceratefe , @ 
Teforiere Generale della 


MARA 


a 
3 
& 





- IN LORETO. 


MIRI AR AIAR DARA RGADAIDO 
Per Federico Sartotj Stampati di S.CASA,. 
Con Approvazione : 


dd 





se 
fa; 
Lu NO 





cla odi 


— TRE a peeerasinani 


Mib n 


Illuftriffimo Signore 





YA AS 

) S dA Uefa leggiadra ; e paffeggiera 
Che dal folle Germano € fcarta altrove , 
Lunge dai Lampi del fuo primo-Foco 

Pria ch' il Comico focco al piè s' adatti , 

E muova d' Ervia a rallegrar le Scene, 
Dal tuo gran Genio alto favore implora j 
Da quel gran Genio , che ti refe illufire 4 


E pian ti fè l'ertos difficil varco 
S / = Ar AL 





D; Soglio deî Monarchi onde il tuo Nome 
Sal bel calle d' onor tant' alto giunfe 

Che di tua chiara fama il nobil grido 
Empie per cento varti EUROPA intera. 
Se queffa fida Amante andar fuperba 

Può d’ un tu0 (guardo, e d'ungenitlrifeffo, 
ELvia godrà nel rimirar coffei 

Apparir lieta col tuo nome in fronte, 

E prender qualità dal tuo gran lume, 
Come faffofa andò quel dì , che pronta 
Te, di FeLsima Auzafa Amore, è Cura, 
Nel nobil Grembo , fortunata , accolfe . 
Io, per renderti onor, di ciò, ch'opraî, 
Se ti moffri, 0 Signor, contento, e pago, 
Avrò nel generofo atto gentile 


1) più bramato guiderdon dell’ opra. 


Umilitào, Diviio, Obbito Serrvitore 
L’Imprefario . si 


PRI. 


sò PRIMO BALLO. 
IL Lavéro ‘a tempo 


SECONDO BALLO. 
Lo Spofo burlato. 


Inventore e | Direttore de’ balli . 
IH Sig. Giuleppe Cui di Firenze. 
Efeguiti dalli : 
PRIMO UOMO PRIMA DONNA + 2 
Sig. Giufeppe Cui fud- Sig. Antonio Gianfa- a 
detto. nelli di Firenze. SR 

Py.Grottef. Sig, Loren- Sig. Lilgabens di Li- 

zo Reftani di Fini vor 
Sec.Grottef. Sig. Pietro;Sig 

Fiorelli di ] iren e. 








i, Gaetano Gui di - 
Firenze E 





Figuran ti. : 3 

Sig. Ignazio Boari di Sig; Pie tro | Cacciatori = 

Macerata. >< di Macerata .. | 9 

Sig. Vincenzo’ Ceppi! Sig. Giufeppe Pieri ui = 
i di M poets “li Macerata - 
Sig N. N. Sig. N. N. 
Sig: N. Ni | Sig. NIN. 


MUTAZIONI DI SCENE. 
ATTO PRIMO. 
Pi NZZA. di v'è fi ituata una, Locanda con 
- Loggia; €, “ogtone praticabile. > 
_ Camera nell a Locanda, sr STRA 
ATTO SECONDO. 
< fica: come fopra. > a 
Sata ben-adobbata..«i«/ | | - 
= ATTO: TERZO. 
Causa, come: fopsa. ao 














val. Giuf: ppe eri di Macerata 
A 3 AT- 











6 SE 
GUERINA Amante di Riccardo, 
. «x «I Sig. Angeto Maria Pioni 
Virtuofo della-Cappella d'Urbino. 

ARSENITO Mercante di Ritonto, 
©“ Il Sig. Sinibaldo Duelli 
Virtuofo della Cappella di Loreto. 
RICCARDO Amante di Guerina:; 
1) Sig. Giovanni Cataldi Fabri 
:  Virtuofo della Cappella‘ d' Ancona. 
MARINETTA Locandiera .. 
Il Sig. Gafpare Manzetti. 
VALERIO Marito di Rofanra. 
= 1) Sig. Domenico Alfani 
Virtuofo della Cappella d' Apiro. 
ROSAURA Moglie di Valerio, 
Il Sig. Andrea Campana. 
IL GUARITORE. 
< 1 Sig. Volunnio:Durelli. 
‘La Scena fi finge in Napoli. 
<LA MUSICA 5 
_E' del Sig Giufeppe Gazzaniga Maeftro 
‘n° ____— di Gappella- Napolitano... - 
I) Vefiario dell'Opera ; e Balli farà di 
Sw _ricca', e vaga invenzione del 
Sig: ‘Andrea Fabrini di Firenze. 
EB Rd }-"F E N T A. 
T Utto ciò,che nonè conforme ai fentimenti di 
noffra Religione, è puro fcherzo di Poesìa. 
:IMPRIMATUR. 
Fr.Erneft.Galanti O.P.Pro-Vicar.S.Offic.Lanr. 
gi VIDIT. 
_Canonic.J. A. Leonori Vic. Gener. pro Illo , 
— @ Ré0 Dio Epifc. Lauret. & sia 



























Piazzetta dov'è fitnata una Locanda con 
Loggia, e Portone praticabile» 
Valerio je Rofaura fiando fopra la Loggia, 
poi Marinetta dal portone , indi il Sig. 
Arfenio e Guerina , che fopraggiun- 

gono in un Caleffe . ; 


Rof. « B EL piacer fu quefta Loggia 


Val. Goder l’aria un-pò frelchetta! 

Bella vifta che diletta ! 

Buon Albergo in verità. . 

( Ffente battere la sferza come 

(fanno i vetturini . 

Mar. Accorrete, mon tardate, 
Camerieri fiate lefti._ 
Foreftieri faran quefti , 

Che verranno alloggiar qua. 
° (J5 fente a battere come fopra. 

Venganpur, vengano avanti: 

Chi fta bene di contanti 

‘ Ben trattato reftera.. - —. 

i -(fopraggiunge il Caleffe dal quale 
° (/montano Guerino, cd Arfenio. 
Val. omo, Donna... Spofa, o Spofo: 
Rof.. ‘ Come voi s'egli è gelofo, 
‘Fa pur male di viaggiar. - 

Ar Quà, all’infegna del Falcone, 

- Ho fiffato d’alloggiar. 

Mar. Entri pure mio, Padrone, — 

À 4 Lei 


St Qu 
LS 
è» 











gs A-SEST 
= Lei non ha chea comandar. 
Tutti. Per ogni perfona Pi 
Alb:rgo migliore, 5 
Locanda più buona —— 
__Non puoffi trovar. (Vale Rof.firitira: 
Aff. Siete voi, s io non erro, 
La Locandiera? 
Mar. Appunto a fuoi comandi, 
«Arf. Avete molta gente ?: 
Mar. Ho due foli al prefente. 
Ehi; Fabrizio; una ftanza = 
Aprite tofto a quefti miei Signori. 
As. Una ftanza che fia delle migliori; 
Entriamo. (a Guer.edentranella Locand. 
Guer. Entriamo pur. (E la cagione 
Sapere ancor non pofio, = 
Per cui qua mi conduce il mio Fratello, 
Oh quanto è ftrano mai quel fuo cervello !) 
43 sol (entra nella Locanda. 
SCENA 31 = 
 Marinetta, indi Riccardo feguitato da un 
Facchino con valigia in palla. 
ar. NYO N sò s uno, © due letti 
> N Vorran quefti Signori. Andrò a 
Per poterli fervir. = ( vedere 
Ric, Fa prefto; andiamo: 
Cammina. E’ qua il Falcone? - 
Mar. Sì Signore. Ed io fon la Locandiera. 
Ric. Ho piacere. Sentite: avrefte in-cafa 
Uomo; e Donna alloggiati 3 
‘Sol da poco arrivati?. 


Mar. Sì Signore. Le Scale 


Salite appena avranno. 
Ric. (Eh; che il fofpetto mio nonèunine 


+ “Prefto una Stanza anch'io (ganno.) 


Bramo nel voftro Albergo. 
Una Stanza vi dico? Cla 
i ee 


PRIMO. 9 

O bene, o mal fornita a me. non cale, 
Entriam fenza tardar , montiamle fcale. 
Mar. Pian piano Signorin . Ponno le Stanze, 


Effer forie impedice. 






; Ric. Mi bafta anche una picciola Stanzina — 
. Dormirò nel. ranajo, ed in cucina, È 


© Pagherò tutto quel, 
Signora Locandiera , - 
Son galantuomo. Guardatemi alla ciera. 
Mar. Via, via vi fervitò, Ma quella ciera, 
Quella {mania così che dimoftrate, 
Mi: difcopre allai più, che non pi 
_ Signorino a parlar lchietto, 
Qual voi fiete unca; 


‘che voi volere, 








‘atto infino a quì, 
ggo in queflo cafo, — 
Che venite a darci il nafo: 
E per certo io ci fcommetto 
— Ghe non fallo a dir così, 
—— Povero Gioviné! 
© Via sù parlate: 
Voi fofpirate © — © 
“La notte; e il di. (parte. 










AVERE ILL, 
E Ricardo fl E 
BR troppo, che coftei tutto indovina: 
CI Ma, ch Dio! la mia Guerina °° 
. Senza darmene avvifo, | 
Perchè così è partita all’ improvvifo 
Cofa penfar non sò :fon tuttoin 
_ Son d'ogni bene privo; —— 
—. Se a favellar con lei qua non 

























_30 ATTO 
Si SCENA IV. i 
Camera nella Locanda. = i 
pere , edit Signor «Arfenio D 


Guer. A per quale ragione {vifo ? 
Farmi partir di Cafa all improve. 
Perche a Napoli mai, fratello mio, _ 
voler che feco. voi ne venga anch'io 
Arf. Tutto faprai. Guerina, offerva cato 
ine?” abito , il cappello, i maficherti, 
La perrucca , "le (carpe, il portamento» | 
Che ti par? non. vializol 1 e 
Un qualche Cavalieré Qleramontano i 
Guer. Bene... Ce 
Arf. Parla. . 
Guer. Sembrate un Ciarlatano . 
Arf. Uh ragazza / fi vede, ; 
Che folo di bambocci hai cognizione» 
Guer. Ma perche il perruccone? 
Perché queflo vellito ? A cafa noftra 
Cialcuno riderebbe. A Affe Tembrate 


da vece di Mercant _ > 
Un Buffon. un Comediante - | 
dp ceo 





VT SE 








od NO 


"Con. codefta ignoranza ... O:sù m' afcolta. 
| Tufaigià, che morendo-no ftro padres 
 Lafciò nel teftamento» 

Che infin ch'io ti mariti, 








do Viver tu debba fempre ame cbbedicate. 
# È I pain Bene. Al prefente,. — = = 
da; *° Come in palfato ancor, al mio volere 
sa Tu devi raffegnarti , 


+ Perchè fappi , che alfio vo' maritarti. 
_. Guer. Fd io vi ’ubbidirò . 
5 una TA Brava! 
—_—. Ger. Ma? piano 
Volete maritarmi ?... 


— Perchè dunque a. Bitonto non lafciarmi 
Arf 





P.R I M 0. rI 
Arf. A Bitonto! Eh, non fai, cara Guerina, 

Che quefta mia teftina, anzi teltaccia, 

Volge in fe una cofaccia 

Degna d'un Ciceron. lo vo'un cognato 

Nobile titolato. È 

Ed ecco la ragione. 

Perchè qua ti condufli: 

Perchè in quefto paele; (fe, 

Benchè Mercante, io ti darò a un Marche 
Guer. Ad un Marchefe! { vimè ) Ma perdo- 

Quefta voftra intenzione (nate... 

Perchè non dirla almen tre meliavanti. 
Arf. Noh ferve i ora te’! dica... E che cos' 

Che sì mefta mi guardi ? - (hai, 
Guer. Adelfo in verità ,ch'& troppo tardi. 
Arf. Troppo tardi? perchè ? 

Guer. Perchè , Signore, 

Ad un'altro impegnato è già il mio core. 
Arf. Adun'altro!chefentofio relto eftatico! 
Gaer. E' di già più d'un mefe, 

Che un giovinetto Bitontin mi accefe. 
Arf. Bitontino ! nò, nò: certo no "voglio. 
Guer. M'ama anch'egli fapete ! e di {pofarci 

Abbiamo ftabilito: anzi per fegno, 

Ecco mi diede il fuo Ritratto in pegno. 

(cava dalla faccocia un Ritrat.per farlo ve- 

dere al Sig Arf.quale glie lo frappa di mano. 
Ar. Ah, sficciara, pettezola!... 

Non sò, chi mi trattenga, 

Chio non ti dia un ceffone, 

AI diavolo fen vada il mafcalzone. 

“5 . (getta il Ritratto. 
Guer. Nò ; per pietà. (volendolo trattenere. 
virf. Via, temeraria; fciocca, 

Più non aprir la bocca. = È 

Ritirati, e difponti ad ubbidirmi.. 

Altrimenti, altrimenti... © 
Guer. Lo farei, ve lo attefto : 

Ma; fratel mio , io non hocolpa in queto. 
A 6 Ben 





‘2 ATTO 
Ben veftito, graziofetto,  —, 
Pafsò un dì fotto i balconi 
Quefto vago giovinetro ; 
Ein paffar mi falutò. © — = 
- To gli dico: padron mio: — 4, 
Ei mi guarda: dice, addio? —— 
E nel dirlo fofpirò. 32 5 
Io penfando che abbia male, 
Prefto fcendo allor le fcale ; 
Gome vuol la carità. ——— 5 
- Ma pigliata per la mano, 
Ei mi diffe piano, piano. 
Certe cofe belle, e belle a <a 
i Ah? fratello, furon quelle? 
SA Certa fmania da quell'ora 


Certo foco mi divora, ; 







Che arrabbiata ognor mi fa. (parte 






on-fu: cer 


*d 
i 
ho 
«n 
[ari 
Di 
[el 
S 
ta* 
O 
I 
® 
fem 
‘e 
= 
Da 
De 
(eni 
dI 
Do 
D 
o 
Pi 
p 
Una 
(©) 
na; 
METRO ROTA 


‘partes 
3 
ver Rofaura poi Valerio . a 
Rof. G Ran tormento è un marito i; 
Che fente gelosia ( f accorge del: 
Ritratto je loprende da terra. 

=. Ma qual galanterra = | _ ( l'offerva, 
«Un Ritratto! ... Oh belliffimal i; 
Vah ( Eccola fuor di camera «++» 








PRIMO. 23 
Ma che cos'ella ha in mano! ss. — 
Se le avvicina dietro le (palle + 
Un Ritratto 2... Che fofle FI 
Quello del Cicisbeo ? ) % 
Rof. Voglio andario a ripor. Se mio marito 
D'umor gelofo, eftrano .. (vmo/partire. 


Val. Dove andate, e.che avete in quella ma- 


Rof.Unagalanterìa che horitrovata.( no? 
Val. Una donna fortunata! © i: 
Favorifca . . 
Rof. Perchè ? SF sa i 
Vai. Quella galanterìa la vo per me. 
Ro/. Quefta galanterìa «PLACE 
Finchè trovo il padronedev'effer mia. 
Val. Dev! ri l’averò per forza + 
PRI _ aferrandola + 
Lafciatela, vi dico. : 
Rof. Che impertinenza è quefta! 
Val. Latciatela ,ovirompo ororlatelta. 
glie lo frappa di mano + 


‘Rof. Che villano trattar! 


Vai. E? più malfatto. | 
Il cuftodir d'un Cicisbeo il Ritratto:. — 
Rof. Al pezzo! lo ben conolco .. > 
Che il voftro umor vi acccieca oltre ogni 
Nò che non fiete degno ( fegno: 
Della moglie che avete. i ; 
Quel Ritratto il trovai per ‘accidente, 
E fedel io vi fon, ed innocente. 


SCENA. VIL ta 

Valerio; poi Riccagdo». si 

Val. I Nnocente sì, sì. Tornati a cafa 
Che la difcorreremo, lo voglio uf 






Veder fe conofceffi almen coftui, (poco 










; Che mettermi prefume, _ 
;> Sal cappello le-piume. (i mette ad offer 
iu. < (1 Ritratto. — 


Ric. 





i 
ì 


Pi 


14 ATTO 
Ric. Guerina non fi vede io fon'in pene... 
Godefto foreftiere “(fe gli accoffa. 
Ricercherò .. Signore... E° affai diltratto... 
E' contempla un Ritratto... 
Ma veggo! oppur traveggo ?... Oimè! mi 
Quello il Ritratto appunto; ( pare 
Ch'io donai a Guerina . 
Fal. E fenz' altro farò qualche rovina. 
= ( per partire. 
Ric. Mi perdoni Signor... (trattenendolo. 
Wal. Servo umiliffimo. 
Ric: Compatite ... 
Val. Che avete? 


*Ric. Ah!... Mi vien male. 
‘Wal. Ma il Medico io non fon, nè lo Speziale.. 


_ © Servitor fuo. ( per partire. 


Ric. Vi prego. — ( trattenendolo. 
Ditemi; quel Ritratto 


Come Signor, fi trova in voffra mano ? 


‘Pal: Quefto Ritratto! ( oh bella! ) 


torna di nuovo a confrontarlo offer= 
} vando la faccia di Riccardo . 

Ric. ( Sì pur troppo ch'è quello. ) 

Wal. Ora capifco Signorin mio bello, 
L'original voi fiete?... .ahcolpettone! 
Imparate, fe mai 5 
Nota non v'è la cofa, 

Che quella, a cui lo defte è la mialSpofa. 
da ; per partire + 

Ric. Piano... La Spofa voftra È 
Queila ‘a cui l'ho donato: A 

Val. Spota, arcifpofa . E fate che di regola 
Vi ferva un tale avvifo. 

Ric. ( Qual fulmine improvvifo! ) 

Ma come Spofa voftra ‘ 

Val. O queita è buona ? 

I teltimonj quì deggio chiamarvi; — 
E il contratto di nozze anche moftrarvi ? 
Ric. Bafta non più.... fcufate. 


3 PRIMO. 399 
‘AN! fe il tutto fapefte, » 
So che pietade avrefte 
Voi quantunque marito 
D'un amante fedel così tradito. 

Parto non dubitate, 
Vado.... ma non, fo dorsara 
In pace voi.reftate, 
A pianger vado altrove... 
La mia infelicità, — 
Dite alla Spofa voftra: 
Nò , non le dire nientee 
Ma vengo già farente # 
Già fento nel cervello .—» 
«L jpcneine, detmelie» Sage 





sc ENA VIILO 
Valerio, poi Guerina dro 
> Val. H da Napoli certo . 
O. Vo domani partir. 
Guer. Signor , di grazia sata ; 
( E' quello il mio Riccardo . 
Sicuramente. ) Ditemi vi prego: 
Conofcete voi quello È 
Ch'ora di qua è partito? — i 
ON 275 «Eh, ‘Signorina i i 
| Non fon io quello, già lo conofee, 
Ma bensì la mia Spofa. 
Guer. La voftraSpofa! bene ie me lo dite 
Con tanta aiitazione 2 
Val. Mi par d'aver ragione . E' quel zerbino 
Up crifto, è. mal: ndrino., 
Che colla Al glie mia, diggià ho (gperto, 
Mantien icgreti amori, e ne fon certo. À 
Guer. her vedtra apsie ed è poffibil quefto: 
sE vene Le accor da 
Val. Ohc così che don fede! o foffeei paro È 





Non fon cieco; non fon matto, 
Ho fcoperto. tutto il fatto; 
Son un povero matito ,. 
. Nell’onore fon tradito; 
-Nonfi.trova nelle Donne 
«Vero amore, € fedelta 3 
E' una favola, un’ inezia; 
Son Penelope s.@ Lucrezia; 
Che inventò l'antichità. : 


SCENA IX 


Guerina, poi il Sig. Arfenio . 
Guer. He cofa ho mai fentito?. “* 
Ah Riccardo briccon così mi 
Goò tradir, ingrato, .... . (tratti, 
n innocente cor, che t'amaltanto !" 
Perfido ;va...ma più non:freno il pianto. 
7 «Di quefto pianto mio, 

E Chi non avria pietà? = 
Amarlo di buon. core ssati 
Giurarmi Sannio: amore, 

2% pis trattarmi, Idio 


ta 











ih 


| Di Di eat mi 
Chi non avria pietà a 
ffrf. Come Guerina qui! cos'hai che piangi . 
Parla: 
Guer. Fra me penfando ;. 
. » «Che nofiro padre è morto, a 
E che pel teftamento. 2A 
- Lafciò ch’ io debba a voi fempre ubbidire : 
- Ioio che arrabbiar vi feci, or ne ho dolore, 
Perchè offefi in tal modo il genitore. 
Ar. Brava: così va bene. 
( Imparate ragazze . ) 
Guer. A voi pertanto 
Ghiedo perdon di tutto quel che ho fatto: 
- E fon pronta ad ubbidirvi, io vel prometto» , 








PRIMO. > SERI 
Ar. Dunque fei pronta ad accettarlo Spofo, 
Ch'io ti darò, 

Guer. Prontiffima: - 
Anzi fe voi mi amate, : 
Vi prego, che affretriate = 
Le nozze a me propofte... - - «© 
Venga pur qual fi fia : quefto mioSpofo ; 
‘Lo piglierò. ( Riccardo traditore; 
Si vendica così quefto mio core, ) parte 


SCENA X. 


a 
Il Sig. Arfenio , poî Marineita, Choi 
Ar. O 1 qual inafpettato cambiamento £ 
Ghe mi rende contento, 
. Eh Guerina è una Figlia 
. Di zucchero, di miele. Io certo voglio 5 
«Che tu vada in Carrozza a tiro a fei. 
O chi non è Signor, non è per lei. 
Mar. Signor, vengo-a vedere. .- 
. Qual’ ora per la tavola comanda. 
 vir/. Quefto non fi domanda. 
All’ora dei Signori... Ma fentite, 
Signora Marinetta, 
«Avete voi veduta mia Sorella ?. 
Mar. Sì Signor, l’ho veduta. 
| «4rf. In confidenza, a 
_ Ditemi., che vi par di fua prefenza?- — 
Mar. Davvet mi fembra bella; 
«Arf. Capperi. Il fangue nobile 
Non fe gli vede in faccia? 

Mar. Sì Signore. " A; 

Ar/. Di virtù... oh di virtù... Guerina poisw 
Sì perfin in latino > : 
Con quel nome fi chiamail pane ; eil vino, 

Mar; Brava davvero! AT 

sArf.Udite ong co sola 
Quaranta mille feudi ella ha di dote, 
E vò darle Marito. —. 

i Mar. 


Pa 


iii e i O n ia A A e ii O TINI in ei 


| 
| 
| 


pi “Ione 7 OE | 


de 


ai] TR 





— 28 ATTO. È 
- Mar. Nonle potra mancare un buon partito. 
«Arf. Sì; ma voglio che fia di condizione ;- 
Cioè Marchefe , Conte , oppur Barone... = 
Sentite in fegretezza (accoffand. all'orech. 







Se voi, ma con deftrezza; 
Sapefte ritrovarlo. 
- Un partito, che fia qual m'intendete, 
Cento belli Zecchini in dono avrete! 
© Mar. Bafta così. Con un sì bel fcongiuro, 
=> Siglo sio v'afficuro, _ 
Che di tutto farò per ben fervirvi. 
Arf. Davvert = -— "=" 
© Mar. Non dubitate. : 
“ade Ora per voftra regola afcoltate + 
—— Quì fi trova ( dir dovete ) 
ù Una Figlia che innamora ,. 
P 7 «Che nel fronte tien |’ Aurora, 
Che negl’occhi ha il Dio d’ amor. 
Suo Fratello ( poi direte ) 
E° un talento fopraffino, 
+ "Che ad Orlando Pa!:dino  * 
“Non-la cede nel valor. 
__—Pian fentite,-e non partite 
de 4 “C'è da dir qual cola ancor. 
Voi la dote la fapete ? 
Ma non bafta quefto qua . 
-_—_ Vo per patto nel contratto 
Le Garrozze , ed i Staffieri, 
a Cameriere, e Camerieri, _ < 
Paggi , e Cuochi....fete , € giuochi , 
E di più, che l’Illuftrifimo 3 
AI Fratello fi darà». ( part 


SCENA XI. 


È Marinetta fola. 
Si Bbaftanza ho capito. 


LC 


i Che eotefto Signore è gia impazzit 
La fecondar convien la fua paio 


se 





-PRIMO. n 49 
Per tentare; fe a cafo n 
Guadagnar io potefli ne 
Quefti cento Zecchini a me promeffi. 


È parife 
SCENA XII. Su 
Riccardo ; poi Guerina. 


Ric. QI sì partir io deggio, e partit fubîto. 
Sen vada alla malora anche Guerina 
Infedele,fpergiura, ed afaffina. (per partire 
Ma quì da lei mi trovo — 
Ingannato tradito, è partirò a 
Senza nemmen rimproverarl i 
Trifta patetichetta _ _— — 
Tn te chi mai chi mai chi mai creduto Avria 
Tanta malizia, e tanta furberìa. — 
5’ appoggia penfierofo ad una fedis» 
Guer. Chi avrebbe mai penfato se — 
Ghe Riccardo potefle effermi ingrato? 
Traditore £ ogni di ati 
Giurar d'amarmi , e poi trattar così £ 
s° appoggia ad unafedia dall'altra parte penfe 
Ric. Oh poteffi vederla! 
Guer. Poteffi almen parlargli una fol volta s 
Ric. Ingiuriarla, € partir. 
Guer. Rimproverarlo 
Del uero tradimento. 
Ric. Per altro-è una gran pena / (Sofpira. 
 Guer. E' un gran tormento! (fa lo fieffo è 
Ric. ( Ma Guerlna! ) { avvedendofi. 
Guer. ( Riccardo!) . 
Ric. ( Ah! quefto è il tempo...) 
SES cnage fi difacca dalla fedia per parlare . 
Guer.(Quefto è il punto .+.) Mach Dio £ 
Ric. Ma cime!... (fa lo Ref va a federe, 
G ser.Lo fdegno mio(fa /o feffo dall'altra pare 
Gia fento propriamente. — 
Che mi ftringe la gola vi 
Ric. L'ira per in mi toglie ogni parola. È 
far F 





n 


ve CAT 
FINALE. 


> aa carlarmi non ardifce , . (//evano. 
| Ma SAP di 





perc » +Marinetta, e detti.» A : 
Mar. Tavola rotonda © x Wci. = 

ta Ghi ha da MARIA adeffo;' © 
ch'io, | — di 





i 
Lor 


A quefta fervo anc 
Trattengafi pur qua. 





3 Gi E chi nelle fue ftanze 

+ . Ha di mangiar piacere, — FR 
i Son lefte fe pietanze, 00 
+ -_ Servito or or fa 














_S 
RPIRAA 





Mar. 5 
“Li Commenfali fono asriy ti. 


SR) 


Mo. . at. 
Trete ha la. beccaccia 7 
Che me ne accorgo già .). (parte; 
Vada con la fua bella - 


Lei con lo Spofo. amabile : Pa: 


(ansie 135; n we 
a mio frate qua. ls a 
‘ Nonpoffo. Cargo oa (nelp vari 
on poffo almen sfogarmi ... 9 
(Che rabbia , che difpetto! . — 


- Che pena che, ami da.)  (fritir. 


cpl 


. of. La tavola rotonda 5 Ca s 
Di mangiar fifato ho anch ig Li 
E Guerina al fianco mio ; > z 


- Sarà ben ch'io faccia ftar. 

| Perchè gl’ altri, che sì bella — 

| Vederanno mia Sorella, DEE a 
 Quà per Napoli la fama — pet 
z Trefo aflai faran volar. 


y Eh, per fare il mio dovere... 
fa Non cccor (4 due) (Bata così. 


ia da 

aa con. #3 tes ® : È 

. Finchè devo DE St, - - 
vIr/; Padron caro., |  (fileva il cappello; = Ri 
Val. Mio Signore. ©. (efa lo fefo, ci 
Ar/. Di ftar feco aviò l onore, S<-- 3 
Val. Onor mio. ; den Di 
pf. Molto obbligato È = È 
ei Signore è titolato? SE 4 

al. Quale ricerca a un foraftiere. = 
1 





ori, a tavola zo chiamati A 








e TO 


se KTT-O--- È 
| Altro non manca, che di feder. (parte: 
Arf. Prefto Guerina. 
Guer. Cofa_volete ? 
Arf. Andiamoa tavola.Quefta vedete(a Vai. 
E’ mia Sorella. ì 
Fal, Ne-ho gran piacer». | __ 
«Arf. Prefto congarbo la riverenza «(aGHer 
Oh ne fate per eccellenza! LIS 
Guer-(Ah! mio fratello mi fa arroffir.) 
; ( Ani 3 su per partire’ 
opraggiunge Rojanra 
Bo/. Sola ch” esa ele fanza, 
Signor marito non è creanza: _. 
Quefto una moglie non dee foffrir. 
Wal. Dove venite? prefto partite. |. 
Rof. Dove voi fiete vo' anch’ io mangiar. 
e a è Seilconcedete ben può ‘reftar. 
Ric. Anch'io voglio effere della partit ; 
Così alla bella coppia gradita | 
Di core un brindifi ben potrò far» 
Val. Ora capifco,.- - ©« —. 
Ben mi flupilco.». 
Signor.zerbino;- —— 
Moglie imprudente 
Quì fra la gente 
Qualche gran diavolo 
Sì, che farò. 


Ric.. Lei voftra Moglie! (aVal 
Rof. . Ma qual pazzia i. 
Rie. Non me ne curo , 


Non fe chi fias ___.-;° 
Tutti. (Che ftrano imbroglio ! 
Che .fcena è quefta! 
Dove ho la tefta , 
Quì più non sò. ) 
Val. Ma quefto Ritratto? _, 
(cava di faccoccia il Ritratto + 


ice “Ad altra il donai. 
Ric \ T Rol: 





PRIMO. 33 

Rof. Io quà lo trovai. 

Di più non sò dir. 
i (Che afcolto! che fento!) 
Goer. 2 (O mè qual inganno! 

ie. E*Che doglia, che affanno! 

Mi fento oriney 
( il Sig. Arfenio và a foRenere 
(Guer., e Val. fofiene Ric. 


| 


Arf Guerina, Guerina; 
| Cos'hai poverina. 
al Amico, fcufate... 
Che avete ? parlate, ; 
dea a Lafciatemi far. rom 
bi: Saranno li vermini... 
al. Sara l'emicrania... 


(ir. Dell’acqua, dell’acqua... 
Guer.,, (Che pena! che fmania 251 
ic Lafciatemi andar. = 
#ttî. Non sò'più dove mi fia, 
Non intendo y non capifco..» 
Mi confondo , ed impazzifco» 
Non sò cola giudicar. 


Fine dell Atto Primo. 





AT. 





E TRA RI: | 


Valerio, Riccardo  Rofaura ,@ Marineita. 


Non fon'io finalmente irragione» 
“Per non capir l'equivoco. vole 
Ecco il voftro Ritratto a voi io rendo. 
Fatene voi qual ufo più vi piace. 
E con voi cara Moglie, io torno in pace. 
Ric. Vi ringrazio di cor. 
Rof. Son confolata + è E 
Mar. Per verità la'cofa era imbrogliata. 
Mi difpiaceva affai = 
Che nella mia Locanda. 
Si facefle da voi qualche fuffurro, 
Chi del vero è all’ ofcuro 
Avrebbe giudicato 
_ Che io foffi la mezzana in tal mercato» 
Rof. E di me fenza colpa a 
Giudicato fi avria , : = 
-, Che foffi una cattiva mercanzia . 
Val. Non fe ne parli più . Veggo abbaftanza, 
Che fiete un galantuomo. 
Voglio fe lo gradite effervi amico 
Per potervi fervir. 
Ric. Voi mi onorate. 
Val. Abbracciamoci infieme + 
Ric. In ogn° incontro 
Corrifpofto farete. Amico , su” 
3 a 


Val. O Rsù , tutto ho capito ; 








SECONDO. 35 
( Ola trovar vorrei = 
‘ Guerina in libertà nella fua ftanza.... 
Ah! no tradifca amor la mia fperanza:...) 
parte . 
SCENA IL 
Valerio, Rofaura, e Marinetta . 


Val por di cafa anch'io vado 


: Voi per altro potrete «.. (a Rof. 
Star nella voftra camera ferrata: 
Penfate , :che alloggiata fiete in una 

Lecanda , È 
Dovechiva,e chi viene, € ftando efpofta 
Ag occhi della gente —_ ——. Ss 
Sempre fi dee temer-qualche accidente . . 
cn Sere 6 parte. 

Rof. A non pigliar marito Signora Marinetta! 
lo che ancor Giov:inetta = 
L'ho voluto pigliar ve lo ‘confeffo, 


Saria bello il maritarfi 
Se ogni ‘Donna che ha marito 
Quando il mefe è già finito 
Lo poteffe ‘barattar? © 

Se poi torto , € fe le piace 

è Seguitar con quello in pace 
Finchè fappia farfi amar: 

Ma ci fcommetto {e ciò fr daffe 
Che fe raluna due mefì ftaffe , 
Il terzo-fubito vorria ‘cangiare 


E E (parte. 
Marinetta Sola. 
I par che dica bene: 
Ma qui penfar conviene - 


Alli cento Zecchini . In qualche modo 
Li voglio guadagnar Spargerò sare 
“£ i 


Che ho dovuto pentirmi il giorno appreffo, 


Pi 


e I 












BAIE ENGPIRAI ACIROVI. sl LA 





io pero == 
che affamato € Valiero. (parte 3 





e cuni: 3 


i - 


dn 2 ora che 





PTT 


E 











Ric. Ma almen pi S 
- GueriNò: ch'è meglio “ch'i io è 
rvi non poflo, i 
#1 D Lalciacemi,pareite; ca 


Sade 













ere gli piace io (polari; ; 
rmi fenz’onta, or non pottei. 
_Ric-Quefto avete voi fatto! ah; cruda! 
ah, tritato — = : 
Perchè. invece. di-dirmelo n 
—MNon mi avete piuttofto in mezzo ‘al core 
no flillo cacciato *,.. 
# Vado. vado a morir da difperato. (per part. 
Guer. Riccardot> -—- —_ — 
Ric. Che cercate? : 
Guer. A morir ve ne andéte? = 
Ric. Sì, poiché lo volete. Sa 
Ger. lo lo voglio ! ; - 
Ric. Sì, voi, == 
Guer. Pazzo voi fiete. e: 
Ric. 





















SE GO-N D o. 

Ric. None un voler ch'io 
Li dirmi quel che mi 

Guer. Eh, no. - Sentite : 
In forza della mi: fatal promef { 

-Difponer di me fteff: 

Ma potete be 


Anzi di più vi. Pra > = 3 
- Chefeayvien mai, che sa 
Per il dolor profondo — Cass - 
«Me ne andrò in pochi gi 2 l’altro MG; = — 











ep di 
mare tempeftoto 


















Mo rirò dal dolor... Tutto fi tenti 
Sì mia vita , ben mio, 
Tutto farò. .. Ma oh Di 





fpo 
Mon suole altro Cognata 
Che un Signor titolato! 
Val. Amico io vi credeva 
“Fuori di cafa ufcito 
E-quì mefto. 
Ric. difperato fo = 
Vul. Difperato, perchè ? n= 
Ric. Perchè è impoffibile . — 
- Che Guerina fia mia. Girpoel! 
Io vi dovrei fcoprir quanto 
Già dalla Locandiera avete. intefo na 
Qual Spofo le procuri ©’ 
Ba u 


dà 


| QETTZZZE IZ IT aa 


. "28 ATTO 

(== Il pazzo fuo Fratello: ora è obbligata 
< Dei la parola data 

Di fare il fuo voler; ed io pertanto, 3 
E = Che Marchefe non fon, Conte, o Barone, i 
4 Ridotto fono alla difperazione.. 

F Wal. Bene. Fingete di efferlo. 





Ric. Ma come? 
Son conofciuto , e poi la ici 
Che di cento Zecchini ha la DIOR ; 
Val. La Locandiera ifteffa se 
‘Facendole maggior efibizione ; i—s 
—"Gii-sa5 chisai — ci 
I “Ric. Non capifco, <a 3 ; 
i Val. Io voglio, “AES è 
A. Che Guerina fia ta = x 
$ Ric. In qual maniera? > = 
Quando mai! = 
Val. Quefta fera, — i 
fi 2 E voglio che I’ iReflo fuo Fratello 
i; Sia quel che ve la dia, fe mi afcoltate. 
#° Ric. Tutto farò, tutto fard; parlate . 
Tal Piano. A Guerina intanto — 
Non dovete dir niente. EMa potria. 
nor ftarfene poco accorta, 
igerfi ben qu “molto importa. 
Voi Rate Locandiera 
Andate ad afpettarmi 3 
Io giungerò fra poco, —. 
E infieme là concerteremo il gioco. 
Ric. Sì, caro amico. Oh quanto 
Obbligato vi fon ‘di aita 
Ben mi ricorderò perfin che ho vita. 
Voi mi tornate in feno” 
Con la fperanza il Cuore 
_Mi fcordo il mio dolore 
Ritorno a refpirar. 
V’attendo sì ben prefto 
Al concertato loco 
- Ma voi penfate in quefto - so 
| Che 


















SECONDO. 29 
Che vivo in mezzo al foco 
Penfate pur che palpito 
Non ftate a ritardar. 


SCENA VI 


Val. I può dar maggior. pizzo 
Di quefto Signor Arfenio! 
Netar de la Sorella 
Sia Spofa a un galantuom, facrificaita 
A forza di contanti 
Col primo Gentiluom, che f fa avanti? 
Se la cofa va ben come ho.penfato. 
Vo farlo in verità ben confolato . (parte: 


Ss ce ENA VII 
I Signor Arfenio,. e Guerina + x 


Arfi ‘F Ama .vola, Guerina, fama vola? 
Sentimi.. ma quì in piedi non va 
Di tai cofe parlar, feder conviene. (bene 
Guer. Quali fono quefte cofe?- ta 
Arf. Siedi qua; z 
den in gravità. 
( fiedono uno per parte del tavolino. 

Guer. Per qual ragione è 

Arf- Perchè già fei vicina ad effer Dama 

Guer. ( Mifera me che fento! ). 

Arf. Tre fono i concorrenti Cavalieri, 
E fcieglierne un fra quelti è di meftieri - 
Ecco li Memoriali, 

o e mi furono dati. 
à vi fono notati 
- Tloro nomi, e titoli 





Legegili, e- ti confola, 
Fama vola, Guerina, fama vola. 
Gaer. Non ferve, un altro giorno leggeremo. 
( Palpito fudo, e tremo!) 
B3 Arf. 


Ì 
Ì 
i 
Ì 
"I 





I ig, Ar prende’ a un : Memoriale ele legge : 
- Poi Guerinafa lo Reffo degl'altri due. - — 






Guer. Voll: 1 “Volfangi < 
"Sifnor dl Cin :r0 de 
Oibò : ton. 





“Voglio faper l'etate, 
Vò veder il Ritratto ; > 





. SEGONDO. ; ra 

E piuttofto che dar queta mia mano. 
Gosì alla cieca , fenza cognizione, 
A gettarmi anderò giù d'un balcone. — 
Se la rabbia, fe. il furore 
Mi facpentereili 


























“Son ragaz e 
- Innocen = 
Ma cofpetto. Se mi metto, = 


Se parlate, fe altro fate, 
- «Quella tefta ch'è di zucca 
Quella voftra gran per 3 
La fcapiglio in verii 


ignor Arfenio , poi Marineita. — 













Di 


ae 


sù 


H,maî 


Arf. n = 
: Infuriata cotanto, 


Per altro non mi par che dica male: 
Tutto fpiegar dovrebbe il Memoriale. 
Mar. Signor un foreftiere 
-©on premura affai grande 
Di parlar domanda... & 
| Arf. Un foreBtiere? a 
» Venga; ch'egliè padro 
Che venga per Guerina io 
Mar. Ora lo faccio entrar. (Secome i 


“H-colpo va-ben fatt 
rogliamo far bel 



















oa RP 
Val. A lei, quando è così, chino la tefta. 
«Arf. Ed io la fronte. 
“Che figura è quefta! 3 
Favorifca , di grazia. - —— 
Se lei volefle dirmi il proprio nome 
Lo: avrei per favore... ; 
Val. Delle lingue orientali 
Dragomano, o fia Interprete fon'io, 
E Lambrufco Cacardi è il nome mio. 


Arf: SER, 
In che deggio fervirla ella comandi. 


Val. Di gia vi farà noto, —___ 
Che in Napoli fi trova © 
‘ Del Rè di Calicut l’unico Figlio ? 
Arf. Davvero io non fo niente. 
Val. Come! tutta la gente — 
Corre pure a- vederlo ! Orfù: fentite. 
A sì chiamar mi fece, ed in fua lingua 
Mi difle: Karacà 0 qui borrca 
Kahabai brrabal furfa Arfinica. 
Arf. Chi diavolo capilce! 
Val. Ciò vuol dire, 
SE avevo pui veduta la foeslia ; 
‘un certo Mercadante Arfenio detto, 
Lello al pari del Sol nel de afpetto, 
Arf. Gosì vi diffe è eh via? 
E voltra Signoria che gli ha rifpofto ? 
Val. io di sì gli rifpofi, i 
Ed ei foggiunfe tolto, — i sa 
Stuaquera gnoch martuf, cioè il mio core Re 
Arde per lei dst più cocente amore, 
Arj. Squaquera gnoch martuf così vuol dire? — 
O ia gran bella lingua. > = Si 
Quella di Calicut! È ì 
Val. Ed io alla fine 3 
. Per adempire al fuo comando elpreflo, 
Per lui vi chieggo adeffo : 
La Sorella in ifpofa. E perchè abbiate. 
Grado, che a tanto onor polla inalzarvi 5 
3 Suo. 





SECONDO. 33 
Suo Mamaluch intenda anche di farvi. 
Ar. lo Mamalused 0 quefto poi... 5 
Val. Stupite? 
S'intende al fuo Paefe è 
Mamaluch più che a Napoli-un Marchefe. x 
Arf. Oh quand’ ella è così, en contento . 
Sua Altezza Calicut 1 
Di troppo, affe, mi onora, 
Venga pur, venga pur, non 
Spofi pur mia Sorella, 
Che gliela'dò di core, 
lo Mamalucco? oh inafpettato onore! 
Val. Dunque quand’ è così , lieto men vado 
Con la grata rifpofta , e ce fua A A itsana. 
Fra poco-mi ritorno, 
: mai farete un giorno! 3 
Fra-corni, trombe, e timpani 
In Galicut andrete. = 
Terre, Cafte i 
Denari in quantità. 
E già fe bene io ftimo, 
Fra Mamaluchi il primo 
Sarete in verità. 









* vengo l'ora n 









SCENA E: XK. 
* 0) Signor Arlenio , poi Guerina . 


Arf H qua sì, che Guerina. 
TO Nonavra ‘oppofizione».O 

La nuova fe le dia. — 
Ehi, Guerina?Guerina ?. e Oh Torre Lai 
Guer. Eccomi che volete? 
Arf. Allegrameore.. SI 
Squaquera gnoch martufi» = 

Guer. Che cola dite! 
Arf. Sqpaatae a gnoch. martaf. Ne 
© Guer. Siete forfe impazziu 
dl. Sì, altro che impazzito: Tu non fai 
Bs La 





- È mi: 
fi chia. 


= 


















e-* = LETO > 

rr: $a lingua Calicuta = » 
E Karacca borica IZ i < 
Barbal Arfenica! r = ; 

Guer. Oh certo è matto? 

ifera-ie!,.. Soccorflo: — & 

Arf. Oh! cola “gridi? i : 
Qua più non ca da dir. Tu * edi io oa remo 
Trasformati ra pecosla, puel che c ono, 
Più non farò: Tu non farai la ftefla: 
To Mamalucco, e tu “gran Principefla . 

Guer. Intel segdavi chi può caro Fratello» 
(E perduto ha il cervello.) = 

Ar. Io Mamalucco :sì :sì più che Marchefe , = 
E ur fpofa fra pocori===-sgnes nes 
"Del space “LAS Re ui Galicutte. «SI 









Quefte facezie è 
Arf. Che Lemme va Napoli. 
Futti vanno a. vederlo. — 


SR a > O bella. + Eopoi 


na 





Guer. no (Gi Vorrese anche quetti vasi 9 
a SSIS ; di °, 1 

Mirinstia , e detti. = i 

Mar. x Ignori a confolarmi (lena, 


9 Vengo per quel, chea ragionar fi 
Quì concorre la gente 
Per veder quefto Principe ftraniero ,, 
Che vi vuole in ifpola». i 

Arf. Ecco s'è vero. SSSSA SIE 
Di Calicut? 

Mar. Di Calicut ra i 

Ar. Qua non v'è oppofizion ,, cara Sortita 3 
Preparati con garbo 
A ricever tale illuftre Spofo.  » 


Stu 


SECONDO. 35° = 
Studia le riverenze, i detti, i motti, 
E fe di qualch’ efempio . 
Hai di _bifogno, o cara, ; 
Attenta offerva iltuo Fratello, eimpata. 
Quando vien lo Spofo avanti ; 
Un due, pali A enza. 
poi mo ; 













PER 








e mira, Te fofpira, 
Sofpirar devi ancor tu, 
- Bada-a me; non guardar là: 
“Guarda ben come fi fa. e 
Con da fguardi amorofetti s 


= 5g Donna è Imen. fofs" io 
==# colla: grazia, e col mio brio 
Farei £ 


= SGENA XII 






— Marinetta se Guerina. a 
Mar.) ) Erchè fieta»sì mefta ?_ 


Lanuova vi fi porta 1, che sori fo 


= fra. poco; 
E voi non ve ne flate in fi 
Guer.Io non lo credo già: cos pe 
Quello, che mi fi dice; so 
Nò :che al Mondo non vw 
Mar. Lei to 
Perchè non sa ; 
Ma quando lo faprà, fe: 
Sò, che dira al Fratello ,i 
“Ancor io più d'una volta 
Mi contento, ho quali di 
Quando un. vago giovi 
- Stava meco un “certo di, E 
Al BE Ma 









3% 











felta e gioco? 
235 





10 mi conti to: 


NOTO 


36 AF SBRED= i 
—___ Ma pe enfai , che meglio fia; 
| Dir di nò continuamente, 
Perchè quando sì fi penfa 3 3 
Spad fempre. dir di sù. 


= SCENA XIII 
“Sala bare adohb 










e Sedie. 
1) Signor. Arfent ‘gerina, poi Mari= 
netta indi Valerio con È abito di 
=S “Drag: SE 
= >< - Sone,. ls 


49 a Sala ipene sa 


<= *<=bDevg 00 dif inzione cè accolto. 
— Oh mia confolazione £ 


Oh forte io i 
Oh Sorella. 


prel la a vventurata è ? 





rane sn 
Mar. a il I Dragone. 


E il Principe con lieta comitiva E 
Hat Locanda in quefto punto arriva. # 
Arf. Ho fentito davvero . 
_ Ecco che s' avvicina 
Senti le finfonie : fenti Gu 
Val. Joxam Jaran Tangue 
Pretice-di Calieutg >> — "=" = - 
Signor di Kacaruta, 
La Spofa , ed il Cognato infiem faluta..- 
Quetti , che qui mirate 
Frutti, profumi, e balfami, 
Nani del Grange; e Gatti Zibittiferi È 
Pe- 





SECONDO. 37 
Pegni di fua grandezza in don v° invia + 
Dal don s' impari il donator qual fia: 
Arf. Son confufo..» Oh Sorella. .. 
Preto, prefto, favella. . 
Ma nò... parlerò io.. Signor Cacandi 
Vi fono obbliga 






noftro Cognato? 





Ma vederelo già, che q ui s'avvanza. 
FINALE. i 
Ric. astabich din don fadoch 


Ti rabira groff aloch. 


Sopraggiunge Riccar mente vefito 
WU India ‘0 su 44 







=> ( Il opache 
A Io fon umil Serv 
| Di faa Altezza mio Sino 6 
Che non ha nel Mondo egual. 


Val. ) Viva, viva lasgrandezza , 
= i ja 3 Lo {plendore di fua Altezza, 


Che fi eftendi, - “ché rifplende } 

«  Gome il Sole in un criftal. 
Guer, Prifta fira nu sbrigar. —«@Val 
Val. Ti capira borbottar + a gAis 
Ric. Fuffa avira» > E 





Val, EFimi. dice, se 10 daiuaddio 
7! Perche falla Spofa melta, 
Io gli ho detto, ch'è e 
‘ Ma. poi lieta la "vede 
Arfi Bea dicefte Ser Cacandi. 





Guer.. 


a 


Mi volira ‘cara Spof. 


pe sg ua’ 
--Son nel mio amor coftante 3 





se DI è» ? 
- Ben ea in verità, > 
ca 3 It mio:core dal«timore 
)-°° Palpîtando fe ne ta. 
_Marinerta . <-s- 


Paviets ta frasi. 
Ah, Fratello....--- = —& 
- Cofa brami? == 


Non ho pace, non ho quiete, 
To mi en 5 A 
Via izzignofa. — 
b* V' accoftate. S 
Quefia < ‘cofa, fe-mi amate, 

Si potrebbe titardar. = 









Con fua grazia mi parlar. « 
Parla:dunque l’ Italiano . ‘aVal.. 


Quiche cola, » 


SÌ beniffimo la Spofa 
)43 Vada pure a favellara 
Ahi per pietà, Signore = = 

inginabia» 










pag (Guer. s 
Son voftra fei vo te. 
arfo. 









COL ; 
infelice amante 73 


Non sò. mancar di fe. ì 
Ric. + fallen È 
Ah trifa! #- malandrina! 


- Star zitta. a Spofina 


Parlara mi. vo 

Sapira , che del 

Ma mi (SICA st 

prende Gueri per mano = 
e ladifcoffa dagl’altri . 

Guerina mia diletta, 

Riccardo ecco. fon' To! 





Guare o 


SECONDO. 39° 
- Guardatemi ben mio: i 
Solo per voi fon gua. 


Guer. Riccardo! anima mia! ea 


°— Bioc Giudizio e ‘onesto 


SCR dolo più noo 


=> to. 
Ric. Star vefle di broccato , 


Arf.a3 ) 


Ric. 


Chi mai creduto avrìa!. 
2 a diffaccante- = 







Mi ha 





= “fen 

- Per lui dell’amor+ = 098 
) Evviva. fua Altezza, <— <—_-2& 
Mar. az) Che sà con deftrezza 
Av. © ) Nel-cor delle Donne. - 
—._) Deftar dolce ardor.- 









Ar. Per. così bell’ onore- 
zio il mio Signore, 





10 eccomi quì. 


È 


Che porta. Mamalucco , — 
: Veftira mio. Cognato,., D 


Mar. È 







‘he onore fegnalato! m 
Guer. ) ‘Mi (cuto gisbiiiae dr ad Lo. 
: (Da ridere a ; 








4 
Val. 
Arf. Sì Signore. e 
Val. — Inchinatevi se afpertate. = «=E 

«china la teffa. 





Val.) t* Or convien di fargli dar. —— 
= Arf. fi leva con impeto » 
Arf. Eh non voglio ausiia. onore R 


Hal ‘} 4» Cerimonia” cost re => 


Arf. fa del favore. |, 
= on vu mi gia a afe 
- Wal. Ma fedete. SIL 
Arf. Non importa. «> 
Ric. - Mi pregara. 
Arf. Signor nò. 
Val. Cerimonia. 






















Arf. Nò vi dico. 28 
Ric.) 2a 2 Maledetto quefto intrico? 2 z 
Val.) Far di meno i = 

Arf Onorato f PO ehi rare 
e nia È ‘troppo bella: 
Guer.) 
Ric.) 4 Son contento. 
In perfetto, godimento SS 
Viveremo i noftri de 
SEO T T T. 


Fra lieti fuoni , € canti 
dica di buon cor: 
Viva la bella © Lon? = 
i BM sio ancor» 


Fine dell'atto fra Sa ; 
-—  AT- 





Ric.) Ventiquattro a fottovoce. i 





ATTO LIL 
SCE N Ad 
Camera nella Locanda » 


Arfenio, e Rofaura » 
Rof. O N sò per qual ragione, 
Il mio Signor Conforte,tutta not. 
Fuoti di Cafa fiaftato:  — — — — (te 


Ei partì mafcherato , 
Ne l'ho veduto ancora, ed io mefchina 
Sempre fola, e ferrata, 
E un pò di liberta nonemi vien data- 
Ma qual figura è quefta ?° 1 
Eh! sì una mafchera, 
Sarà di quelle appunto 
Della notte paflata - 
Arf, Il Ciel vi doni 
Signora buona bocca, e denti buoni» 
Rof. Che cofa dite ? 
Arf. Sarbabich,, Sadoch. 
Rof. Non capifco» 
Arf. E'un faluto all Oriental, 
Ma voi che non capite 7 
La lingua Calicutica , 


‘Primo ho voluto dirlo in Italiano . 


| Rof. Queftoè un faluto veramente ftrano, 


Ma adeffo vi ravvifo:. | 

Voi fiete quel Signore da Bitonto , 

Gon cui pranzato abbiam quefta mattina, 

E la forella fua nome ha Guerina. 
Arf. Sì fon quello; ma adeflo 

Mamalucco fon'io, 





Rof. da mafchera mi piace; £ 

Dio Marito non è ancor E voi. 
A ori me voftro Marito ? ? Eh non E, i 
Ro. Di quefto non sò nieni 















Credevo veramente., = SC » 
So foffe ffato infiem con i mio a 
e in mafchera è partito., 2° 


Lie farebbe a. dir da Dr 
Ed un'altro e Ape a rare 
— Con una Comitiva molto frana. > 
Arf. E che mi avete dsoge WoW 
“Per -mafchera pigliato 
Mamalucco fon'io Mamaluccaro. 
© Mi meraviglio . 
Rof. Adeffo vi ho capito, 
Se in mafchera voi fiete,io feci errore, 
Sculate non ci è male 
lo v'auguro buon viaggio all’ P Otpedale» 
_ parte. 









+ folo s - ur 
B Uon viaggio all’ Ofpedale è fame e ridendo, 
Perchè dice cop "32 = 





Mi crede in mafchera — ; = 
Con il Marito fuo da Dragomano 3 cas 
Ed un'altro- all Indiana ; 

ufco nes «.0h quante | ut. 


e 





Adunque i i 
Che confufion. di to ,0 ce imbarazzo 3 


Ah che fono tradito, 
Ahche il mio cor met rà 


* 


So 





TUE R Z 0. 43 
Sì tradito, beffato = 
Vilipefo, {chernito, e firapazzato. 
E Guerina, Guerina 
“Ah fu anch'efia d' enprdo. la mia rovina, 
Bricconi quanti fiete: ma che caldo, = 
Che fmantaziche fudore $ 
oh {vergognato «Arfenio 1Ohmio d dolore! 
— Vadasr, vada al Diavolo - getta via il Be- - 
La Vefte eil Berettone, retteela ere: 
Son tutto in confufione, 
Di gia il fur ‘mi affale, 
Vado, sì me ne-vado all’ Ofpedale. x 
Alto la non vi accoftate» —_ 
Date luogo al gran. no 
- Gli Stran fonate; — 
Che ho piacere di ‘ballare, 
-Cefa è quefto, troppo preito 
- Mi volete far ‘Rroppiar, z 
ll Tambarfo® so, 
Suoni il Flauto, e il “Chitatrone, 
Quante. amabili Perfone 1 
Che mi fanno a corteggiar » 
Preto, prefto finfonia, 
Che coritento , che allegria 
Io mi fento» a SE E a 
















nda 
Val. Da DI Amanti € 

Sono Moglie , e Marito; 
tutt 


La mia promé 
Val. ipso Uose 


—_ puo "roorrit‘i‘mImmiImMGMiiiiiIi:;: A=«ou IR o 5JÒEEi N55 2 
l È - 


44 Ate = 0 

Si adempirà; ed invece 

Dei cento Zecchini, 

Cento Doppie faranno. 

Mar. Ma adeffo poi come fcoprir l'inganno? 
Val. A tutto fi è penfato, S 
- Sopra un Vafcellointanto a mezza notte 
C*imbarcheremo tutti, > 
Fingendo di partir privatamente, 
Ma in vece di.far vela a Calicut, 

Ce ne andaremo a Bitonto. = 
Mar. Ma per fare il racconto? SS 
Val. Gi penferà Riccardo, e Sig. Arfenio 

Avrà un bel tacer nel fuo Paefe, 

Se non vorrà vederfi a centinaja © i 

Correr dietro i ragazzi, e la plebaja. 
Mar. Va bene s ma la in terra, 

Che cofa è quello, che io vedo. 

. Fal. Oh Diavolo la vefte;e il berrettone 

Del notre Mamalucco ? Sat z 

3 Io refto ftupefatto. 
Mar. Jo fon' di ffucco. : 
Che cofa ciò vuol dire? 
Val. Prima del tempo, SEE 

Che abbia fcoperto il tutto, 

. Quì vi faran de’ guai, = 
Mar. Nafca ciò che fi vuole, noi l'abbiamo 
Perchè fiegua da queto | . (fatto, 
Un Matrimonio alfin lecito, e onefto. 


xs - part. 
SCENA lIV. 
Valerio folo + 


Val. UA” fi trova la vefle, — 
Là in terra il berrettone; 5 


Quefta cofa mi pone in confufione, 
Vuò con cautela - 

Andare un può a vedere, che cofa fia. 
E fe vedo, che il tempo faccia ofcuro, 
Parto per Roma,e mene vò Parra Dr: 





tetro <-*% 
SCENA 


Gaeripa, G Riccardo : 










La mia 

u lt nre mai? 

RR, : Sar E 
Non sò per qual ragione .*, to 
Rimango flupefattto.... 

Guer. Mio Fratello,... ah, mefchin! sr 

Ric. Ché avvenne? E E 

Guer. E' atto? È ne Etno 







— _Talimalattia buon fi tempo È Hela porta 
- Guer. Ah, che fcherzate, no: = è dave 


> - Ed aragioniò emi di pero: (vero, 
«— —_ MH fuo male Io piaofga? : 


> Dalla burla a lui fatta. » 

Ed io raffembro agli occhi della gente. 
_ Colpevole quantunque io fia innocente. 
‘Ric. Cara Guerina mia, s'egliè è impazzito. 
“— Gli farem cavar fangue ,. 

© Lo faremo legar, e fe ai rimedi” 

Non farà colle buone 

Adoprerem, fe occotre , anche il <A: 
Guer Io piango la difgrazia del E ; 

E voi ancor fcherzate! 5 

Ecco quà il beil’amorche mi portate 

Or che. dirà la gente? 

- Che diranno i +-parentit 

— Quando per tal cagion rileveranno, | == 

Che Spofa voftra îo-fon fol per inganno. > 
Ric. Guerina fpofa fiete a un galantuomo , z 

Adunche avete amato. gadui he Vama 

Di condizione. eguzle a 

— Ma fe peotita fiere 

Di tal rifoluzione © 





ca 





LE 


% 

















22 Ma refto 












Avrò. DE r Dattant 
Per fecondar umor 


_ Rie. Refti in Gilenzio” ‘ogn 
mel ch è fra noi pa 
ate vi è 







Tai 


Partite , , fe vi piace; 







( mor. 
Tutto già fe ne andò 
È Pr oo 2 









fpic: 
Ri gli ? 
Ric. n 
Ger. Oh Uomini incolt'ani 30 


ax) Vi fan gli fpafimanti 
E trattan poi così ! 
Grer. ( Coftui mi fa mori 
3 i rabbia in que 
Ric. SP Mi provo di parcire 








a Buon viag 


Ric. Felice permanenza... 
Guer. Ghe Spofo di buon core!” : 
Ric. Che Spofa tueta amor! — — 


_ Ric. moffra part. e ritorna allo feto fù 
Guer. Se la sata non è nega S 
Le 


Lie 










i 
= Inqn [ 
Che fa la profeffione SE 
i guarire ogni mal a peilesicnti ,; 
lo pertanto direi , che fi dovelle E 
r fer Arfenio iftelto, © 












mali di © 
“Pane, acqua , È 





E un'ottima p: ai né: 
Con il Signor tene: - aa 
/Quefta ‘adoprar conviene. |. © 
il Guagiror Sen viene. parte. 
“ * È Te 
SCE- - 


_——— Lu 


La 


048 ATTO 
i SCENA VIL 
Marinetta ;il Guaritore , Riccardo , poi Gue- 
rina , ed il Sig. Arfenio în veffe da Ca- 
mera, portato fopra una Sedia da due 
i Servitori. " 
Guar. E Hi vien a chieder dal Guaritore! 
Se non è l'ora certo non muore 
Unguenti, e ballami, cerotti, e_ pillole 
Per toffle ,e vermini, per fgabbia, e fmania, 
Per mali ifterici, per l' emicrania, 
Son qua , Signori, vi fervirò . - 
Per cavar denti voi mi provate; 
Sò cavar polipi , e cataratte, 
E fe dell’ opra bifogno avete, 
Que! che volete vi caverò, 
‘ Ric. Grazie, grazie... obbligato» 

Mar. Quefto che quì fi porta , è l’ammalato.. 
Guer. Oh Signor profeffore. ( portano î Sevr. 
E' quefto mio Fratello ( Arfento » 

Alla .voftra. virtù lo, raccomando 
Gua. Come ftà ? come fa? 
Guer: Dopo il furore >. ga | > 
Rafflembra, egli paffato in, gran letargo, 
May: Buon fegno, Edil luo male -.. 
E° u:» pò di freneia? #3 
Gua. Frenefia certamente, 
Ob! quefto non è mente, 


Per provar la mia fcienza. Io bramerei ; : 


Che avefle tutre I’ offa fracaffate. 


Vorrei che fofte idropici, 0 cachetici; 


Che meno di tre ore 
Vi rende la falute il Guaritore. 

Ric. Qbbligati, obbligati al complimento. 
Per or della fua fcienza  * : 
Con il Cognato mio faccia efperienza. 

Guar Son pronto. Ola: t' accolta, inquefta 


ampolla, 


( adun Serv. che tiene una caffettas * 


( con varie ampolle - 
Uno 


rear “| 


ag 





TER Z O. -49 
Uno fpirito alcalico fi trova; © ; 
Che alli pazzi certo giova,.. 

Quefto fi eftrae dal cerebro di spp 
Fatto feccare al chiaro: della luna. 

Guer. Bene, ma vi preghiamo , 

Di non perdere i il tempo. Bisilaignte . 

. Guar Eccomi «prontamente E i 

= Farò: le operazione. 5 ; 

Starnuterà .tre volte | sim 
‘.Ed allor certamente è rifanato.. © 
Ma vi Prego y Signori, 
Perchè giovi il fimpatico rimedio» » 
L’ operazion intanto 
“Accompagnate: pur:col-ballo Jeil canto, | 


var 3 
a, 


ea Logi BEI 
LE SI canti 7 Da balli; 
Perchè colla pazzia” © 
‘Ha.certa fimpatia > - vi, 
La mufica, e il ballar. \ 
SS ( ballano: ititorno ad Atfenio. 
Guer. Attenti al Guaritore 
Per farlo Sri. ; 
gli fi e gr l ampolla. 
Mr Abi! al fait : 
Se a» Sente don 5a se a 
Guer. Buon fegno miei Signori it 
Arfi Ah! ahtah! ; 
Gyer. Così ha da far.. (4 Arfenio fransta. 
E° una! allegramente £ 
Si torni a ‘replicar. 1 % 
FUILI. IAS | i 


DE 


Si ballipurz fi canti. eci bt 
Come fopra intanto che il Guaritore fa nuova= 
mente odorar l' ampolla ad Arfenio che 

Hranuta la tseonda. volta. 





Gua, 








Se) ATE 
Gua. E due, allegramente; 
Si torni a replicar. 


TUTTI 


Mi 


‘ Si balli pur, fi canti ec. 
Gua. Ecco la terza evviva! 
iutto come foprafinebè Arfenio 
= ffranuta la terza volta» 
Guiartito è l’ ammalato. 


Guer. . ) È i 
Ric. a 3 ) Noi ringraziamo il fato, i 
Mar. ) È 


E il bravo Guaritor. (Ar. f levaiv 
Atf. Amici dove fono? . ( piedi. 


TUTTI. 


Evviva! allegramente! 
Arf. Ma cofa è quefta gente® 


A 


C Allegri di buon cuor. | 
Aff: Beniffimo beniffimo ; 
Ma almeno mi fpiegates- 
Gua. A tutti perdonate 
E bafta ciò per or. 
Arf. Fuor:di sme feffo:io fono sa 
A tutti sì perdono; | 
JINE sò. per .cofa s4nc0rs:0 


TUTTI: 
Andiamo unitamente 
A fariallegramente 
A ftardi buon umore»... 3 
. unst= * i 








Fine del Dramma. 


ARTE 38. în vete dell'Aria Voi mì 
‘tornate in feno &rc. 





»# $ì, caro gico, o quanto 
#. Obligato‘vi fono. 
Se giungò a tanto 
4. Di me chi«più contento? 
‘E già nel cor-mi fento - 
- Tpte' amor, tutto foco. 
‘Che mi confuma,. 
E non ritrovo loco,» 
Oh fe poffo fpofar Guerina mis 
To vò fer l'allegria — + 
Provar con queit’ Orcheftra 
*, La prima finfonìa ;. 
4 ‘Sentite il fentimento, >>> | 
“Porgete ben l'orecchio, 
E-ftate attento ve 
Quefto è il paffo de violini» «> 
Ì ©h braviffimida-vero». > © 
—_ _ Queft'è quel delie violette» 
Brave affai, oh benedette» 
L'Obtde fol così farà»; 
Molto bene in verità.’ 
T due Corni uniti infieme è 
- Son contento vanno bene .;.. 
©ra adeffo unitamente Sa 
Via fentiamo compe andrà» PR 
Bravi, bene, bra affai . pe 
Quefte note a puntò d' arco. a di 
Quì ftaccate, quì colate Pa 
L'Obue folo; le violette di 
Fiauto-folo, prefto i Corni « 2 
Qu fortiffimo , così, così 
©h che armonico fracaffo » 
©h che Orcheftra benedett£ 
Lo mi fento & confolar. 












SAL